Partito dei Comunisti Italiani

Lucia Mango, resp. welfare e politiche sociali del Pdci: "Sulla 194 è allarme"

Articoli / Dipartimento Politiche Sociali
Inviato da redazione 11 Mar 2014 - 13:33

Negli ultimi anni sempre più spesso abbiamo sentito raccontare delle difficoltà che incontrano le donne che devono interrompere la gravidanza nel nostro paese, a causa di medici "obiettori di coscienza" che esercitano liberamente nelle strutture pubbliche italiane, stimati intorno all'80%, pur contravvenendo ad una legge dello stato, la 194/1978.



Oggi, dopo che in Spagna si è definitivamente leso il diritto all'autodeterminazione della donna nel decidere se la gravidanza possa procedere o meno, anche in Italia è in atto una battaglia culturale che parte dal crescente riconoscimento più o meno esplicito dello stato giuridico dell'embrione dal conseguente moltiplicarsi di cimiteri dei feti, per arrivare alla sempre più pressante richiesta politica di escludere l'interruzione volontaria della gravidanza dai livelli essenziali di assistenza. InBasilicata ad esempio nel presentare una legge regionale sul bonus nascite, nel cappello si fa esplicito riferimento all'aborto consentito nei limiti della legge 194 quale causa del calo demografico, quale 'causa di morte nella UE più degli incidenti stradali' e quale 'causa di trauma per cattolici e laici'. Noi comunisti italiani riteniamo inaccettabile che tutto questo accada nell'assordante silenzio delle forze progressiste e democratiche, che il corpo della donna ed il diritto all'autodeterminazione che ne consegue torni ad essere oggetto di un bieco dibattito ideologico, che rischia di mettere in secondo piano un dato di realtà, ovvero che negare alla donna il diritto a scegliere in libertà e consapevolezza riguardo alla volontà di diventare madre, rischia di ripiombare questo paese indietro negli anni in cui si ricorreva alla clandestinità dell'aborto, senza tutele e con i rischi che ne conseguiono per la salute psicofisica della donna. Per fortuna c'è chi resiste in difesa della legge 194 e del diritto delle donne ad autodeterminarsi. In Toscana ad esempio è di pochi giorni fa il via libera della Regione alla somministrazione della pillola RU-486 al di fuori delle strutture ospedaliere e senza ricovero nei consultori e poliambulatori adeguatamente attrezzati. Noi comunisti riteniamo che la battaglia in difesa del diritto all'interruzione volontaria della gravidanza sia un dovere di civiltà, non una scelta 'politica' ma la difesa delle donne e del loro corpo, del loro diritto di scegliere, anche perché, dati alla mano, la legge 194 non ha affatto favorito l'aumento del numero di aborti ma ha soltanto impedito il moltiplicarsi di pratiche barbare e insalubri, oggi sostituito dalla ricerca del profitto nelle strutture private, che accolgono le donne che nelle strutture pubbliche hanno trovato il muro, l'umiliazione e le lunghe liste di attesa determinate dai ginecologi obiettori. Il PdCI da sempre è impegnato al fianco delle donne nella difesa della legge 194 e chiede la mobilitazione delle altre forze democratiche, affinchè questo paese non piombi di nuovo nel medioevo culturale verso il quale sembra marciare a passo svelto.

Lucia Mango, resp. welfare e politiche sociali del Pdci



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