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La seconda Cumbre della CELAC: un successo cubano Inviato da : redazione | Martedì, 04 Febbraio 2014 - 22:21

Il secondo summit della CELAC (Comunità degli Stati Latinoamericani e Caraibici) si è conclusa pochi giorni fa all’Avana.
Vogliamo brevemente delineare un'analisi di quello che dalla Cumbre è scaturito.
In primo luogo, aver scelto l'Avana come sede per la riunione è emblematico e testimionia, una volta di più, lo spostamento a sinistra dell’intero continente e un sonoro schiaffo al potente vicino statunitense. Ed emblematica è stata anche la presenza di tutti  e 33 gli stati delle Americhe con le uniche eccezioni di Usa e Canada.
Già questo sarebbe un fatto di grande rilevanza ignorato ovviamente dai media italiani e europei.
In secondo luogo, e, dovrebbe far ancor più notizia, fra gli stati presenti ne figuravano alcuni che per tradizione politica e rapporti di forza sociali sono espressione di un compromesso di classe che deve tener necessariamente conto di un quadro sociale complesso, altri molto vicini agli Usa e altri ancora più spostati a sinistra e rivoluzionari, come ad esempio, quelli aderenti all’ALBA. Ma uniti nella consapevolezza che siano le politiche liberiste e finanziarie, così in voga nell’Unione Europea, e l’imperialismo statunitense i veri nemici dei popoli latinoamericani. Idee e politiche concrete che riescono a spostare anche paesi tradizionalmente legati a Washington verso orizzonti più progressisti e comunque meno soggetti agli interessi Usa. Questa riunione segna allora un'evidente rafforzamento dell'egemonia culturale della sinistra progressista e rivoluzionaria in latinoamerica.
In terzo luogo, fra gli argomenti al centro del dibattito non figuravano, come fra i capi di stato della UE, quelli rivolti a salvare le banche, le rendite finanziarie e le privatizzazioni ma, bensì, quelli rivolti a implementare su scala sempre più vasta i diritti sociali e politiche capaci di dare risposte alle necessità reali dei popoli.
Quanta tristezza ispira il paragone fra questi leader con i nostrani Letta, Merkel, Hollande, Cameron e il resto dei capi di stato UE.
La Cumbre ha registrato come l’affermazione delle economie di un continente, e del processo di integrazione continentale, sostenuto da un’idea forte di socialismo, abbiano costretto gli Usa ad allentare la presa sul loro patio trasero.
La CELAC, rappresenta la volontà di un continente di porre in essere una reale sovranità e indipendenza da Washington e anche dall’OSA (Organizzazione degli Stati Americani) con sede negli Usa. E, non a caso, fu proprio Chavez uno dei più convinti sostenitori nel rafforzare questa istanze sovranazionale, ben sapendo che solo l’unità e la difesa dei legittimi interessi dei popoli avrebbero potuto far decollare anche la sua idea rivoluzionaria bolivariana e un’integrazione concreta del continente.
 
Infine, la riunione dell'Avana è stata un grande successo anche per Cuba. Si pensi che tutti i paesi presenti, anche quelli più vicini agli Usa, intrattengono normali relazioni con il paese rivoluzionario. E, durante i giorni della riunione, la sola sparuta delegazione costaricense ha incontrato i sedicenti dissidenti cubani della improbabile Commissione cubana per i diritti umani e la riconciliazione nazionale. Mentre dalle altre delegazioni solo silenzio e assoluta non curanza. E, a sottolineare questa distanza, anche l’assenza di qualsiasi riferimento a improbabili lesioni dei diritti civili a Cuba nel documento conclusivo, mettendo in un angolo le pretese statunitensi della vigilia della Cumbre.
Dunque, una grande vittoria cubana che pone di nuova la piccola isola al centro del continente latinoamericano. L’incontro bilaterale di Fidel con la presidentessa brasiliana Roussef dimostra plasticamente l’unità di intenti fra la sinistra latinoamericana rivoluzionaria e quella dove i rapporti di forza sociali costringono a compromessi con altre istanze politiche. Ma tutti sono dalla stessa parte per coerenza con la scelta di difendere i legittimi interessi dei popoli latinoamericani e la piena sovranità delle nazioni a sud del rio Bravo.
In estrema sintesi: dalla Cumbre, esce un solo grande sconfitto: gli Stati Uniti d’America e, di rimbalzo, l’Unione Europea che prosegue nella sua folle decisione di massacrare socialmente i propri popoli.

Andrea Genovali Dpt Esteri PdCI