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Il 27 gennaio non può essere ridotta a una ricorrenza di routine e non è un giorno che passa senza lasciare il segno Inviato da : redazione | Lunedì, 27 Gennaio 2014 - 18:55

Ricordiamo.

Il 27 gennaio 1945 le truppe sovietiche entrarono nel campo di sterminio nazista di Auschwitz, liberarono i sopravvissuti e si trovarono di fronte a  quello che fu il progetto di annientamento di milioni di persone “colpevoli” di non appartenere alla “razza “razza eletta” o perché considerate “diverse” e, per questo, “inferiori”. Non fu la “follia” di un pazzo ma il sistematico (e voluto) “sonno della ragione” risultato di quell’ideologia fascista e nazista nata e cresciuta in nazioni che erano considerate civili. Fu il risultato dell'apatia e dell'indifferenza di chi non volle vedere quello che stava succedendo, di chi si voltò dall'altra parte.

Anche se è impossibile conoscerne il numero esatto, le stime indicano in circa undici milioni le vittime. Furono sterminati ebrei, zingari, serbi, comunisti e oppositori del nazifascismo, omosessuali, testimoni di Geova, disabili o persone genericamente ritenute “antisociali”.

Oggi stiamo vivendo un periodo nel quale memoria non è più “di moda”. Razzismo, xenofobia e discriminazione contro il “diverso” o il “povero” sono sentimenti di odio che entrano un poco alla volta nelle menti di ognuno e le corrodono. Odio che si sta diffondendo nell’opinione pubblica, trasformando la solidarietà in un individualismo impietoso e brutale. Lo vediamo ogni giorno nelle violenze perpetuate contro i “diversi”, nelle scritte che inneggiano alle teorie nazi-fasciste contro gli ebrei, nell'intolleranza diffusa contro gli zingari e gli immigrati. Non possiamo restare indifferenti di fronte a questa cancellazione sistematica dei principi e dei valori fondamentali della nostra Costituzione. Non possiamo fare finta di nulla. L'indifferenza e il silenzio producono mostri e uccidono la democrazia.

Per questo vogliamo ricordare anche tutti i “dimenticati”. Vogliamo ricordare chi è coinvolto, suo malgrado, nelle guerre in ogni parte del mondo. Conflitti che divampano per il controllo e lo sfruttamento della ricchezza, che dovrebbe essere di tutti, da parte dei più ricchi e potenti, siano essi paesi o multinazionali. Vogliamo ricordare chi muore nel tentativo di fuggire dalle guerre e dalla fame. Vogliamo ricordare chi muore di fame. Vogliamo ricordare chi è ridotto in schiavità. Vogliamo ricordare chi non ha più lavoro, chi è costretto alla miseria perché gli speculatori, gli evasori fiscali, i corruttori e i corrotti si arricchiscono sottraendo centinaia di miliardi ogni anni a tutti i cittadini. Vogliamo ricordare chi muore nei luoghi di lavoro, chi si ammala perché lavora in luoghi insicuri e malsani, chi muore di malattie professionali. Vogliamo ricordare i lavoratori di Prato morti bruciati nella fabbrica dove vivevano in condizioni disumane. Vogliamo ricordare chi è morto a causa dell'amianto, chi è morto alla Thyssen Krupp, all'Ilva. Vogliamo ricordare i morti della Marlane-Marzotto di Praia a Mare ai quali non viene resa giustizia, vogliamo ricordare chi è morto alla Tricom di Tezze sul Brenta.

E vogliamo ricordare chi lotta per la propria dignità, per il lavoro (il primo diritto costituzionale) in ogni parte d’Italia, dal profondo nord al profondo sud del nostro paese.

Questi sono i “sommersi” del nostro tempo. Donne e uomini senza volto e senza voce che vogliono vivere e che soffrono e muoiono nella cecità di chi non vuole vedere e nell'indifferenza di chi non vuole sapere. Vogliamo ricordare tutte quelle persone che sono ridotte a numeri di fredde, tragiche, statistiche.

È importante avere memoria di quello che è successo e conoscere quello che sta accadendo. È indispensabile capire. Dobbiamo farlo sempre perché ogni giorno deve essere il 27 gennaio.

Pdci - Fed. di Vicenza