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Il teatro italiano pubblico Venerdì, 14 Gennaio 2000 - 21:21 | Inviato da : redazione

Il teatro italiano pubblico

prime note

di Roberto Toni, Presidente Associazione Teatro Stabile di Firenze

Firenze, 14.01.2000

Ragionando sulle esperienze recenti del sistema teatrale pubblico possiamo fare alcune osservazioni.
1 Il primato politico e culturale dei teatro pubblico é definitivamente tramontato, altri soggetti sono comparsi in scena e quelle iniziali vocazioni si sono moltiplicate, diventando proprie di generazioni che parlano quel linguaggio, parlano di funzione pubblica, di teatro d'arte, di formazione e di rinnovamento del pubblico, pur operando in spazi di impresa molto meno economicamente forti. Dopo un paio di decenni in sui si sono compiute e in parte fisiologicamente esaurite, alcune grandi esperienze individuali (Strelher, Ronconi), il resto del Teatro pubblico sembra per lo più "navigare a vista", incerto tra la tentazione di competere sul mercato, confondendo repertori e strategie con il meglio della produzione teatrale privata, e innovazioni legate a vocazioni troppo personali per diventare un corpo strategico forte e attraente (oggi in teatro, come in politica, sono molto aria moda i quarantenni, ma basta?).

PER UNO SPORT PULITO Mercoledì, 29 Dicembre 1999 - 21:16 | Inviato da : redazione

PER UNO SPORT PULITO

Una legge per punire in modo severo chi induce al doping

Comunicato della commissione Nazionale Sport

Roma 29 dicembre 1999

Interveniamo in merito all'inchiesta sulla vicenda Doping, condotta dal PM Dr.Soprani della Procura di Ferrara, giunta a clamorosi risultati, evidenziando come grandi campioni dello sport italiano abbiano fatto uso di sostanze dopanti e come siano stai seguiti dal Centro di Studi Biomedici Applicati allo sport di Ferrara. I Comunisti Italiani, che da anni si sono sempre battuti affinché il parlamento italiano, dopo anni di attesa, approvasse una legge per punire in modo severo chi induce al doping, chi non esegue i controlli e chi fa ricerca finalizzata a scoprire nuove sostanze dopanti, si impegnano per far approvare in tempi rapidi la legge attualmente all'esame della Commissione Affari Sociali e Sanità della Camera. L'elemento centrale di questa battaglia deve essere comunque quello culturale ed etico: lo sport non è un fenomeno finalizzato al primato ed alla vittoria a qualunque costo, ma confronto tra persone che si battono lealmente nelle stesse condizioni per un obbiettivo implicito nella natura umana, la vittoria nella competizione, ma anche e soprattutto il miglioramento dei propri limiti negli sport individuali o della prestazione collettiva in quelli di squadra. Si deve uscire da un impianto sportivo sempre vincitori, qualunque sia il risultato finale ai fini della classifica. I Comunisti Italiani propongono a tutte le forze del mondo dello Sport, alle forze politiche del centrosinistra, una campagna di sensibilizzazione nel paese, con conferenze, dibattiti, interventi televisivi contro il fenomeno doping e per uno sport pulito.

A FIANCO DEL PERSONALE DEL CNR Mercoledì, 10 Novembre 1999 - 21:18 | Inviato da : redazione

A FIANCO DEL PERSONALE DEL CNR

SERVONO PIU' FONDI PER LA RICERCA SCIENTIFICA

Dichiarazione di Paola Pellegrini, coordinatrice del dipartimento Cultura dei Comunisti italiani

Roma, 10 novembre 1999

Il Partito dei Comunisti Italiani approva ed intende sostenere l'azione del personale del CNR precario e sottoinquadrato che sta manifestando da ieri davanti alla Camera dei Deputati e chiede maggiori fondi per la ricerca scientifica e tecnologica e misure concrete per la stabilizzazione e l'ampliamento dell'occupazione nel settore: L'Italia ha un deficit stimabile in centocinquantamila unità nei posti di lavoro relativi alla ricerca extrauniversitaria. Senza recuperare questo deficit il sistema della ricerca italiana non potrà mai assumere il ruolo che i problemi dello sviluppo sostenibile richiedono e la stessa riforma avviata con i decreti legislativi varati in questo ultimo anno, e che i comunisti hanno sostenuto nel Governo e nel Parlamento, anche criticamente, rischia di non raggiungere risultati concreti. Proprio in considerazione del problema della stabilizzazione e del reclutamento del personale negli Enti pubblici, pur approvando gli indirizzi della legge finanziaria, i Comunisti italiani hanno promosso interventi correttivi e, al Senato, hanno presentato specifici emendamenti in commissione ed in Aula. Il PdCI ha appoggiato sia nel Governo che in Parlamento ed appoggerà tutte le iniziative che servano ad accelerare le procedure e ad avviare i concorsi degli Enti pubblici per il reclutamento del personale.

Biblioteca scolastica Venerdì, 01 Gennaio 1999 - 21:28 | Inviato da : redazione

Biblioteca scolastica

Il "Manifesto UNESCO"

UNESCO

1999

Sull'"IFLA Journal", 25 (1999), n. 1, p. 56-57 fu pubblicata una relazione sull'elaborazione del Manifesto Unesco sulle biblioteche scolastiche da parte della Sezione Biblioteche e Centri risorse della scuola. Il testo che segue è stato approvato dal Consiglio intergovernativo del Programma generale Unesco per l'informazione, riunitosi nel dicembre 1998, e verrà sottoposto alla Conferenza generale Unesco. Il testo inglese è pubblicato sull'"IFLA Journal", 25 (1999), n. 2, p. 116-117. La biblioteca scolastica fornisce informazioni e idee fondamentali alla piena realizzazione [di ciascun individuo] nell'attuale società dell'informazione e conoscenza. La biblioteca scolastica consente agli studenti l'acquisizione di abilità per l'apprendimento lungo l'arco della vita e lo sviluppo dell'immaginazione, rendendoli cittadini responsabili. La missione della biblioteca scolastica La biblioteca scolastica fornisce servizi, libri e risorse per l'apprendimento che consentono a tutti i membri della comunità scolastica di acquisire capacità di pensiero critico e di uso efficace dell'informazione in qualsiasi forma e mezzo, con legami con il più ampio sistema bibliotecario e informativo secondo i principi [esposti] nel Manifesto Unesco sulle biblioteche pubbliche. Il personale della biblioteca promuove l'uso dei libri e delle altre fonti informative, dalla narrativa alla saggistica, dalle fonti a stampa a quelle elettroniche, disponibili sia in loco sia remote. I materiali dovrebbero completare e arricchire i libri di testo, nonché le metodologie e gli strumenti didattici.

PIAZZA FONTANA - Uno scritto di Pasolini Giovedì, 14 Novembre 1974 - 16:22 | Inviato da : redazione

PIAZZA FONTANA

UNO SCRITTO DI PASOLINI

Pier Paolo Pasolini

14 novembre 1974

"Io so. Io so i nomi dei responsabili di quello che viene chiamato golpe (e che in realtà è una serie di golpes istituitasi a sistema di protezione del potere). Io so i nomi dei responsabili della strage di Milano del 12 dicembre 1969.
Io so i nomi dei responsabili delle stragi di Brescia e di Bologna dei primi mesi del 1974. Io so i nomi del "vertice" che ha manovrato, dunque, sia i vecchi fascisti ideatori di golpes, sia i neofascisti autori materiali delle prime stragi, sia, infine, gli "ignoti" autori materiali delle stragi più recenti. Io so i nomi che hanno gestito le due differenti, anzi opposte, fasi della tensione: una prima fase anticomunista (Milano 1969), e una seconda fase antifascista (Brescia e Bologna 1974). Io so i nomi del gruppo di potenti che, con l'aiuto della Cia (e in second'ordine dei colonnelli greci e della mafia), hanno prima creato (del resto miseramente fallendo) una crociata anticomunista, a tamponare il 1968, e, in seguito, sempre con l'aiuto e per ispirazione della Cia, si sono ricostituiti una verginità antifascista, a tamponare il disastro del referendum. Io so i nomi di coloro che, tra una messa e l'altra, hanno dato le disposizioni e assicurato la protezione politica a vecchi generali (per tenere in piedi, di riserva, l'organizzazione di un potenziale colpo di Stato), a giovani neofascisti, anzi neonazisti (per creare in concreto la tensione anticomunista) e infine ai criminali comuni, fino a questo momento, e forse per sempre, senza nome (per creare la successiva tensione antifascista). Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro a dei personaggi comici come quel generale della Forestale che operava, alquanto operettisticamente, a Città Ducale (mentre i boschi bruciavano), o a dei personaggi grigi e puramente organizzativi come il generale Miceli. Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro ai tragici ragazzi che hanno scelto le suicide atrocità fasciste e ai malfattori comuni, siciliani o no, che si sono messi a disposizione, come killers e sicari. Io so tutti questi nomi e so tutti questi fatti (attentati alle istituzioni e stragi) di cui si sono resi colpevoli. Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi. Io so perché sono un intellettuale, uno scrittore, che cerca di seguire tutto ciò che succede, di conoscere tutto ciò che se ne scrive, di immaginare tutto ciò che non si sa o che si tace; che coordina fatti anche lontani, che rimette insieme i pezzi disorganizzati e frammentari di un intero coerente quadro politico, che ristabilisce la logica là dove sembrano regnare l'arbitrarietà, la follia e il mistero. Tutto ciò fa parte del mio mestiere e dell'istinto del mio mestiere. Credo che sia difficile che il "progetto di romanzo" sia sbagliato, che non abbia cioè attinenza con la realtà, e che i suoi riferimenti a fatti e persone reali siano inesatti. Credo inoltre che molti altri intellettuali e romanzieri sappiano ciò che so io in quanto intellettuale e romanziere. Perché la ricostruzione della verità a proposito di ciò che è successo in Italia dopo il 1968 non è poi così difficile...".

Manifesto degli intellettuali del fascismo - Giovanni Gentile Giovedì, 01 Gennaio 1970 - 13:58 | Inviato da : redazione

Manifesto degli intellettuali del fascismo

Giovanni Gentile

Marzo 1925

LE ORIGINI
Il Fascismo è un movimento recente e antico dello spirito italiano, intimamente connesso alla storia della Nazione italiana, ma non privo di significato e interesse per tutte le altre. Le sue origini prossime risalgono al 1919, quando intorno a Benito Mussolini si raccolse un manipolo di uomini reduci dalle trincee e risoluti a combattere energicamente la politica demosocialista allora imperante. La quale della grande guerra, da cui il popolo italiano era uscito vittorioso ma spossato, vedeva soltanto le immediate conseguenze materiali e lasciava disperdere se non lo negava apertamente il valore morale rappresentandola agli italiani da un punto di vista grettamente individualistico e utilitaristico come somma di sacrifici, di cui ognuno per parte sua doveva essere compensato in proporzione del danno sofferto, donde una presuntuosa e minacciosa contrapposizione dei privati allo Stato, un disconoscimento della sua autorità, un abbassamento del prestigio del Re e dell'Esercito, simboli della Nazione soprastanti agli individui e alle categorie particolari dei cittadini e un disfrenarsi delle passioni e degl'istinti inferiori, fomento di disgregazione sociale, di degenerazione morale, di egoistico e incosciente spirito di rivolta a ogni legge e disciplina.
L'individuo contro lo Stato; espressione tipica dell'aspetto politico della corruttela degli anni insofferenti di ogni superiore norma di vita umana che vigorosamente regga e contenga i sentimenti e i pensieri dei singoli. Il Fascismo pertanto alle sue origini fu un movimento politico e morale. La politica sentì e propugnò come palestra di abnegazione e sacrificio dell'individuo a un'idea in cui l'individuo possa trovare la sua ragione di vita, la sua libertà e ogni suo diritto; idea che è Patria, come ideale che si viene realizzando storicamente senza mai esaurirsi, tradizione storica determinata e individuata di civiltà ma tradizione che nella coscienza del cittadino, lungi dal restare morta memoria del passato, si fa personalità consapevole di un fine da attuare, tradizione perciò e missione.

Manifesto degli intellettuali del fascismo - Benedetto Croce Venerdì, 23 Giugno 2017 - 22:44 | Inviato da : redazione

Manifesto degli intellettuali antifascisti

Benedetto Croce

1° Maggio 1925

"Gl'intellettuali fascisti, riuniti in congresso a Bologna, hanno indirizzato un manifesto agl'intellettuali di tutte le nazioni per spiegare e difendere innanzi ad essi la politica del partito fascista.
Nell'accingersi a tanta impresa quei volenterosi signori non debbono essersi rammentati di un consimile e famoso manifesto, che, agli inizi della guerra europea, fu bandito al mondo dagli intellettuali tedeschi: un manifesto che raccolse, allora, la riprovazione universale, e più tardi dai tedeschi stessi fu considerato un errore.
E, veramente, gl'intellettuali, ossia i cultori della scienza e dell'arte, se, come cittadini, esercitano il loro diritto e adempiono il loro dovere con l'ascriversi a un partito e fedelmente servirlo, come intellettuali hanno il solo dovere di attendere, con l'opera dell'indagine e della critica e con le creazioni dell'arte, a innalzare parimenti tutti gli uomini e tutti i partiti a più alta sfera spirituale, affinché, con effetti sempre più benefici, combattano le lotte necessarie. Varcare questi limiti dell'ufficio a loro assegnato, contaminare politica e letteratura, politica e scienza, è un errore, che, quando poi si faccia, come in questo caso, per patrocinare deplorevoli violenze e prepotenze e la soppressione della libertà di stampa, non può dirsi neppure un errore generoso.

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